L'audit dei processi in mezz'ora: l'esercizio che faccio coi clienti
01/07/2026 · 4 min read
L'audit dei processi in mezz'ora: l'esercizio che faccio coi clienti
Quando incontro un titolare per la prima volta, prima di parlare di software faccio sempre lo stesso esercizio. Dura mezz'ora, servono carta e penna, e alla fine salta quasi sempre fuori la stessa cosa: il processo che perde più tempo e soldi non è quello che il titolare aveva in mente quando mi ha chiamato.
L'esercizio non ha niente di segreto, quindi te lo scrivo per intero. Puoi farlo da solo, oggi pomeriggio, senza chiamare nessuno. Anzi: ti consiglio di farlo da solo prima di chiamare chiunque, me compreso, perché arriverai a quella conversazione sapendo già cosa cercare.
L'attrezzatura: carta, penna, onestà
Niente software, niente moduli da compilare. Un foglio A4 messo per orizzontale e una penna. L'unica materia prima che serve davvero è l'onestà: l'esercizio funziona solo se descrivi come si lavora davvero in azienda, non come si dovrebbe lavorare secondo te. Se puoi, fallo insieme alla persona che sta in mezzo al lavoro operativo tutto il giorno: vede cose che dall'ufficio non si vedono.
Passo 1: mappa una giornata tipo (10 minuti)
Scegli il flusso di lavoro più comune della tua azienda: da quando arriva un ordine (o una richiesta, una prenotazione, un cantiere) a quando è chiuso e incassato. Scrivi ogni passaggio, uno sotto l'altro, come lo racconteresti a un nuovo assunto il primo giorno.
Sii pignolo sui dettagli piccoli. Non "arriva l'ordine", ma: il cliente scrive su WhatsApp, qualcuno lo legge, lo trascrive su un foglio, il foglio va in ufficio, qualcuno lo batte nel gestionale, poi stampa la conferma, poi la manda per email. Sono proprio questi micro-passaggi il tesoro dell'esercizio: nessuno li nota più perché "si è sempre fatto così".
Passo 2: conta i passaggi di mano (5 minuti)
Riprendi la lista e cerchia ogni punto in cui il lavoro passa da una persona a un'altra: dal banco all'ufficio, dall'ufficio al magazzino, dal commerciale all'amministrazione. Ogni cerchio è un punto dove il lavoro può fermarsi ad aspettare, dove un'informazione può perdersi, dove nasce un "pensavo l'avessi fatto tu".
Conta i cerchi. Non c'è un numero giusto in assoluto, ma la mia esperienza è semplice: dove i passaggi di mano sono tanti, lì stanno i ritardi e gli errori. E ogni passaggio di mano è anche il punto dove, quando la persona è in ferie o malata, tutto si ferma.
Passo 3: segna carta e copia-incolla (5 minuti)
Seconda passata sulla lista, con un segno diverso: marca ogni punto dove compare la carta (fogli, post-it, blocchi, stampe che poi qualcuno ribatte al computer) e ogni punto dove la stessa informazione viene scritta due volte in due posti diversi — sul quaderno e poi nel gestionale, nell'email e poi nell'Excel.
Ogni doppia scrittura è tempo perso due volte e un'occasione d'errore in più: prima o poi le due versioni non coincidono, e qualcuno passa un'ora a capire quale sia quella buona. Quando ho iniziato a lavorare con Elite Fitness, gran parte del valore del gestionale è venuto proprio da qui: togliere la carta che girava tra reception e ufficio, non aggiungere chissà quale tecnologia.
Passo 4: trova il processo che perde di più (10 minuti)
Ora guarda il foglio da lontano. Dove si concentrano cerchi e segni? Quello è il tuo candidato. Per confermarlo, fai due conti spannometrici — e sottolineo: numeri tuoi, buttati lì per stimare, non verità scientifiche. Quante volte al giorno succede questo processo? Quanti minuti si perdono ogni volta tra attese, doppie scritture e correzioni? Moltiplica per i giorni lavorativi e per il costo orario di chi ci lavora.
Esempio illustrativo: un passaggio che fa perdere 15 minuti, 10 volte al giorno, sono 2 ore e mezza al giorno, oltre 500 ore l'anno. Anche a un costo orario prudente, parliamo di parecchie migliaia di euro, ogni anno, per sempre. Quando il numero lo scrivi nero su bianco, la domanda "vale la pena sistemarlo?" di solito si risponde da sola.
Cosa farne (e cosa non farne)
Il primo uso del foglio non è tecnologico: alcune perdite si sistemano cambiando un'abitudine, spostando una responsabilità, buttando un modulo inutile. Costo zero, si fa domani. Solo dopo ha senso chiedersi se un software può togliere i passaggi rimasti: e a quel punto sai esattamente cosa chiedere, invece di farti vendere un sistema generico che digitalizza anche i problemi.
E c'è un beneficio in più: con quel foglio in mano, qualunque fornitore capisce che non sei un cliente a cui si può raccontare tutto.
Fai l'esercizio, davvero. E se dopo averlo fatto vuoi un parere su cosa si può togliere o costruire, il foglio è il punto di partenza perfetto per una chiamata di 30 minuti: tu mi racconti cosa hai trovato, io ti dico cosa ci vedo io.
